PERCORSO ASSISTENZIALE PEDIATRICO PER I PICCOLI CON SINDROME DOWN

COMUNICATO STAMPA n.207


            

NELLA ASL3 IL PERCORSO ASSISTENZIALE PEDIATRICO

PER I PICCOLI CON SINDROME DOWN   

Scritto da Daniela Ponticelli, lunedi 19 ottobre ore 11,00  

Pistoia- Quando nasce un bambino con sindrome Down l’incontro con il pediatra dell’ospedale può durare anche tutta la vita. Lo dice il dottor  Giovanni Danesi che nella AUSL3 è il referente del percorso assistenziale pediatrico dei piccoli che nascono con un cromosoma in più rispetto agli altri (47 invece di 46).  

Si, -spiega il medico- il primo incontro avviene ovviamente alla nascita e prosegue, come per gli altri, fino all’adolescenza ma, sempre più spesso, continuiamo a seguire e curare questi bambini speciali fino all’età adulta, perché sono loro a chiedercelo, sentendosi rassicurati da una figura medica con la quale sono in rapporto costante fin da piccoli”.

 

Danesi spiega che il pediatra ospedaliero, in stretta collaborazione con il pediatra di famiglia, accompagna le tappe di sviluppo del bambino con sindrome Down con visite specialistiche periodiche e indagini diagnostiche che fanno parte di uno specifico programma di salute.  

Si tratta di un percorso assistenziale programmato che inizia dal momento in cui nasce il bambino e che prevede di attuare veri e propri screening (cardiologici, oculistici, gastroenterologi, ecc…) in collaborazione con altri specialisti ambulatoriali e ospedalieri dell’azienda sanitaria.

Il percorso assistenziale, se necessario, può eventualmente proseguire in strutture di riferimento regionale (ad esempio Meyer) per ulteriori controlli di secondo livello.

Particolare attenzione viene riservata al nucleo familiare, accompagnato, sostenuto e informato dagli operatori sanitari.  

I bambini con questa problematica, essendo più fragili, si ammalano più frequentemente e sono sottoposti a ricoveri ripetuti, soprattutto in coincidenza con le epidemie influenzali perché più esposti alle patologie respiratorie. “Sono ulteriori ed inevitabili occasioni di incontro –aggiunge Danesi- che rafforzano il nostro legame con questi particolari pazienti che, una volta diventati grandi, si separano con difficoltà dagli operatori sanitari che per tanto tempo si sono presi cura di loro”.



Ultimo aggiornamento: 19/10/15